La fototerapia in dermatologia per il trattamento (anche a domicilio) di Psoriasi e Vitiligine

La fototerapia in dermatologia per il trattamento (anche a domicilio) di Psoriasi e Vitiligine

I farmaci biologici rappresentano al momento l'ultima frontiera per il trattamento della psoriasi. Difficile prevedere quali saranno le terapie del futuro anche se personalmente mi piacerebbe immaginare un approccio sempre più individuale e personalizzato con maggiori percentuali di remissioni cliniche, lunghi intervalli liberi dalla malattia e, ovviamente, minori effetti collaterali per la persona.

Oggi, tra i vari trattamenti possibili, la fototerapia ricopre un ruolo importante. Il termine assolutamente generico si riferisce all'impiego dei raggi UV per il trattamento di molteplici dermatosi cutanee quali la psoriasi ma anche la vitiligine.

E' esperienza comune delle persone con psoriasi che la loro la malattia migliori d'estate durante l'esposizione al sole:

  • i raggi UV riescono a modulare l'eccessiva replicazione delle cellule dell'epidermide, rallentandola;
  • i raggi UV sono in grado di modulare i processi infiammatori delle placche psoriasiche scatenate dalle citochine prodotte da specifiche cellule quali: linfociti, monociti, macrofagi, fibroblasti... presenti a livello cutaneo.
esposizione al sole

In seguito all'irraggiamento UV della pelle si osserva un diminuzione del rossore delle placche e un miglioramento progressivo della superficie cutanea che può arrivare ad assumere un aspetto del tutto normale.

Nel corso degli anni si è cercato di individuare quali fossero le lunghezze d'onda UV più efficaci per il trattamento della psoriasi e di definire un approccio terapeutico scientifico, chiamato fototerapia, per personalizzare e rendere riproducibile l'emissione dei raggi. Pertanto, agli inizi degli anni settanta furono impiegati dapprima gli UVA, successivamente gli UVB a banda larga, poi quelli a banda stretta e da ultimo il laser ad eccimeri.

PUVA terapia

Nel 1974, due dermatologi Parrish e Fitzpatrick pensarono di potenziare l'azione terapeutica degli UVA somministrando al paziente gli psoraleni, molecole utilizzate fin dall'antichità per il trattamento della vitiligine. Queste molecole, presenti in alcune piante quali l'Amni majus e la Psoralea corylifolia, assunte per bocca, vengono trasformate a livello epatico e poi diffondono in tutti i tessuti dell'organismo, cute compresa, attraverso la via ematica.

Gli psoraleni a livello cutaneo amplificano gli effetti terapeutici dei raggi UVA assorbiti.

Nasceva la PUVA terapia, un acronimo per indicare l'associazione di psoraleni e UVA. Il paziente con psoriasi eseguiva cicli di trattamento che prevedevano tre sedute a settimana a giorni alterni. Il dosaggio degli psoraleni veniva stabilito in base al peso corporeo della persona mentre la dose degli UVA, idonea per ogni fototipo, era individuata in base ad un protocollo ben preciso.

Lampade a vapore di mercurio a bassa pressione che si presentavano sotto forma di tubi fluorescenti contenuti in cabine esagonali o circolari emettevano gli UVA irradiando tutta la superficie cutanea del paziente, il quale doveva usare specifici occhiali di protezione per gli occhi. La naturale esposizione al sole diventava un trattamento medico codificato.

Fototerapia UVB a banda stretta

Successivamente, la fototerapia UVA è stata affiancata e poi pian piano quasi del tutto sostituita - sebbene ancora oggi alcuni pazienti eseguono regolarmente cicli di PUVA terapia - dagli UVB a banda larga e poi dagli UVB a banda stretta.

  • La fototerapia UVB a banda stretta non prevede l'assunzione di nessun farmaco, così come avveniva per la PUVA terapia;
  • il ciclo di trattamento prevede 3 sedute a settimana a giorni alterni e l'individuazione dei parametri ottimali di trattamento in base a specifici protocolli terapeutici.

Gli UVB a banda stretta (NB-UVB: narrowband ultraviolet), caratterizzati da un intervallo di lunghezze d'onda molto limitato pari a 311-312 nm, viene emesso da particolari lampade fluorescenti sviluppate da Philips.

  • Gli UVB a banda stretta controllano l'eccessiva replicazione cellulare perché inibiscono selettivamente il DNA cellulare responsabile dell'insorgenza della psoriasi;
  • modulano efficacemente l'azione dei processi infiammatori tipici della malattia;
  • per questi motivi molti lavori scientifici riportano percentuali maggiori di risoluzione completa pari al 63-80%.

Gli strumenti per la fototerapia

La fototerapia con UVB a banda stretta può essere eseguita:

  • total-body all'interno di cabine o su lettini - indicato per le persone con diffuso interessamento cutaneo della malattia;
  • in maniera localizzata tramite singoli spot, emessi da dispositivi portatili quali un pettine dotato di lampade dedicate, solo sulle macchie evitando di esporre la cute sana ai raggi UVB.

La maggiore tollerabilità, l'assenza di possibili effetti collaterali dovuti all'assunzione di farmaci per bocca, il minor numero di effetti collaterali suggeriscono la terapia con UVB a banda stretta quale opzione terapeutica di prima scelta nell'ambito della fototerapia.

Da segnalare, infine, che di recente sistemi laser, chiamati ad eccimeri, sono stati sviluppati per focalizzare ulteriormente l'emissione dei raggi UVB a banda stretta.

I risultati clinici nei soggetti che eseguono la fototerapia sono apprezzabili dopo 9-15 sedute di trattamento e per evitare la secchezza cutanea, dovuta all'emissione dei raggi ultravioletti, è indicato idratare la pelle quotidianamente durante il trattamento. L'idratazione, inoltre, favorisce l'eliminazione delle squame dalle placche di psoriasi e aumenta l'efficacia della fototerapia.

Infine, consiglio sempre di proteggere la pelle dei soggetti che eseguono la fototerapia, in quanto pur essendo un trattamento dermatologico eseguito secondo protocolli codificati, potrebbe rappresentare un fattore di rischio per l’insorgenza dei tumori della pelle, specie se dopo ci si espone alla luce naturale senza un’adeguata protezione.

In questi casi, infatti, si verificherebbe un effetto cumulativo dei raggi UV sulla pelle, dovuto, in parte, all’emissione controllata e dosata durante il ciclo di fototerapia mentre la restante, quella naturale, non assolutamente valutabile. Da qui, l’indicazione di proteggere adeguatamente la pelle.

di Alessandro Martella

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Commenti

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12 novembre 2009 - 17:45 | di Eleonora

Io ho riscontrato miglioramenti notevoli con la fototerapia UVnb (banda stretta)...
Sono riuscita a rimanere ripulita per circa 4 mesi consecutivi.

20 giugno 2012 - 11:59 | di tiziana

Io vorrei acquistare una lampada per fare la fototerapia a casa, ma il dermatologo mi ha consigliato UVA per fare bath puva (mani e piedi) e non uvb. Chi ha esperienze in quetso senso?

05 luglio 2012 - 11:36 | di Temistocle

Sono affetto da psoriasi, vorrei comprare la lampada per la fototerapia da usare a casa: mi sapreste dire dove, anche on line?

18 luglio 2012 - 15:08 | di Alessandro Martella

@Temistocle,

capisco il problema ma deve essere il tuo dermatologo di fiducia che dopo la visita clinica deve indicarti, se necessario, tale trattamento.

Non commettere l'errore del fai da te! Ad esempio, pur trattandosi di psoriasi non è detto che la fototerapia sia il trattamento d'elezione.

Diagnosticata la psoriasi è importante valutare lo stato della malattia per definire il trattamento individuale d'elezione.

Infine, se Myskin è solo un sito di divulgazione di tematiche dermatologiche, attenzione agli acquisti in rete di tali lampade che rappresentano pur sempre una terapia fisica e non un trattamento cosmetico.

20 settembre 2012 - 01:06 | di Eugenio

Psoriasico da 35 anni con diffusione sul 60% della superficie. Dopo 3 settimane di esposizioni al sole di agosto per 2 ore giornaliere in media, ho ottenuto un aspetto accettabile.
A 1 settimana dall'ultima esposizione sono tornato al punto di partenza, come ogni anno.
Sono annichilito. Voglio provare la terapia UVB-NB in un centro nelle vicinanze.
Il passo successivo potrebbe essere l'acquisto di una attrezzatura domestica, 2-3k€ contro tutto il tempo perso a prendere il sole, di nascosto, per un paio di settimane di libertà.

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